10 settembre - Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio 2011: focus sul multiculturalismo
venerdì 9 settembre 2011 di Domenico Esposito
ROMA – Il 10 settembre prossimo ricorrerà la “Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio”. Il tema del 2011 è: “Prevenire il suicidio nelle società multiculturali”. La Giornata si celebra dal 2003 a cura dell’Associazione internazionale per la prevenzione del suicidio e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Negli ultimi due anni, in particolare, l’attenzione è stata focalizzata sugli aspetti del fenomeno nelle diverse culture del mondo.
E la scelta per la imminente celebrazione, sostengono gli organizzatori, “mira ad accrescere la consapevolezza del fatto che la gran parte dei Paesi del mondo sono multiculturali. Molti Paesi ospitano diverse minoranze, siano esse di indigeni, immigrati, rifugiati o richiedenti asilo. Altri Paesi, i cui confini sono stati ridisegnati artificialmente, sono costituiti da numerosi gruppi etnici e religiosi”.
Un altro aspetto, non secondario, della Giornata riguarda la vocazione a richiamare l’attenzione sul fatto che i comportamenti “suicidari” hanno ricadute sociali ed economiche. In altri termini sono di interesse globale, mondiale e richiedono non soltanto attenzione, ma comprensione. Che – infine – è indispensabile porre in essere, dopo averle individuate, attività di prevenzione efficaci. Approccio che non può trascurare gli altri fattori le cui ricadute sociali toccano la povertà, l’emarginazione, il razzismo, la disoccupazione,, l’oppressione.
In Italia, il “Centro per la Prevenzione del Suicidio” presso l’Ospedale Sant’Andrea, Sapienza Università di Roma sostiene la Giornata con convegni e dibattiti e con la “Race for Life” (alla lettera: correre per la vita).
PREVENIRE? SI PUO’
L’affermazione è autorevole. La firma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che segnala, nel contempo, un impressionante dato: un milione circa di individui, ogni anno, nel mondo, si suicidano. Per cui è ragionevole l’allarme conseguente: il numero elevato “rappresenta una perdita di vite umane più alta rispetto alla perdita di vite causata da guerre ed omicidi ogni anno; tre volte la perdita di vite umane registrata nella tragedia dello Tsunami nel sud-est dell’Asia nel dicembre del 2004; inoltre ogni giorno muoiono a causa del suicidio l’equivalente delle vittime causate dall’attacco alle torri gemelle di New York l’11 settembre del 2001”. Accostamenti. Paragoni. Giustificati, in quanto d’effetto. In quanto fanno “tastare il polso”, danno cioè la dimensione e la gravità del fenomeno. Cui, tra l’altro, l’Oms attribuisce un esponenziale aumento che fa quantificare, l’anno 2020, oltre un milione e mezzo di… vittime.
Eppure, da diverse angolazioni e con diversa intensità, numerosi filosofi, teologi, medici, sociologi ed artisti in tutti i tempi, hanno descritto quanto sia sconsiderato sopprimere la propria esistenza. E lo hanno fatto anche citando le analoghe esperienze negative di altri individui, i quali hanno però risolto il problema e hanno deciso di continuare a vivere.
E’ questa la svolta. Per dirla con Maurizio Pompili, il fenomeno, grave per la salute pubblica, soprattutto dei giovani, si può contrastare sia tra gli individui in generale, sia tra le famiglie, come pure nei luoghi di lavoro, nelle comunità. Per cui tutti sono coinvolti.
La formazione di addetti alla salute in genere e a quella mentale in particolare rappresenta un obiettivo importante per identificare, valutare e gestire la persona con intento suicida nella comunitá. Ognuno può far qualcosa – sostiene lo studioso Pompili - per aiutare a ridurre il numero delle persone che tentano di risolvere il loro dolore con il suicidio. Dal momento che il suicidio è causato dall’interazione di molti fattori, può essere combattuto in molti modi diversi. C’è bisogno che ognuno di noi condivida una parte di responsabilità nella prevenzione del suicidio. Abbiamo bisogno di un’informazione corretta che dia a tutti strumenti pratici per riconoscere, gestire o indirizzare all’esperto un individuo con crisi suicidaria.
Tutti dovrebbero riconoscere i segnali d’allarme per il suicidio. Colui che minaccia di farsi male o di uccidersi, oppure lo desidera ed è in cerca di mezzi come armi da fuoco, farmaci o altro e che parla della morte, cosa insolita per tale persona, dovrebbe indurre la considerazione di un alto rischio di suicidio.
MITI E FATTI SUL SUICIDIO
Allo scopo di sfatare alcuni “miti”, il testo che segue, la cui paternità sfugge a chi scrive, accosta i relativi “fatti”. All’ intellighentia del lettore è lasciata ogni considerazione in merito:
Mito: Le persone che commettono il suicidio raramente parlano del suicidio. Fatto: Le persone che commettono il suicidio spesso danno dei segnali verbali della loro intenzione. Ci sono studi che riportano che almeno 2/3 degli individui suicidi avevano espresso la loro intenzione di commettere il suicidio.
Mito: Le persone a rischio di suicidio sono determinate a morire. Fatto: Molte persone sono indecise sul vivere o sul morire, e “scommettono” con la morte, lasciando agli altri il compito di salvarli. Quasi nessuno commette il suicidio senza lasciar sapere agli altri come si sente.
Mito: Una volta che una persona è suicida, lo è per sempre. Fatto: Gli individui che vogliono uccidersi sono “suicidi” solo per un periodo limitato di tempo.
Mito: Il miglioramento che segue ad una crisi di suicidio significa che il rischio di suicidio è terminato. Fatto: Molti suicidi avvengono nell’ambito dei tre mesi che seguono l’inizio del “miglioramento” quando l’individuo ha l’energia sufficiente per mettere in atto i suoi pensieri.
Mito: Il suicidio colpisce molto di più i ricchi, o all’opposto si verifica quasi esclusivamente tra i poveri. Fatto: Il suicidio non riguarda da vicino nè il ricco nè il povero. Il suicidio è molto “democratico” ed è rappresentato proporzionalmente in tutti i livelli della societá.
Mito: Tutti i suicidi sono malati mentali, e il suicidio è sempre un atto compiuto da una persona psicotica. Fatto: Lo studio di centinaia di note di suicidio indica che sebbene la persona suicida sia molto infelice, non è necessariamente un malato mentale.
Mito: La persona suicida vuole morire e ritiene che non ci sia il modo di tornare indietro. Fatto: La persona suicida spesso si sente ambivalente sul voler morire.
Mito: Il parlare di suicidio può dare l’idea di commettere il gesto. Fatto: Molti soggetti alle prese con problematiche psichiche e fisiche hanno già considerato il suicidio. La discussione aperta dell’argomento aiuta la persona in crisi a capire meglio i suoi problemi e le possibili soluzioni e spesso fornisce sollievo e comprensione.
Mito: Le persone suicide sono malati psichiatrici – solo i folli commettono il suicidio. Fatto: È vero che il suicidio è associato alla depressione, all’alcolismo, alla schizofrenia e ad altri disturbi psichiatrici, ma molti individui che commettono il suicidio non sono alla prese con un disturbo psichiatrico. on si dovrebbe confondere la miseria umana derivante da sconfitte, perdite e umiliazioni con disturbi immediatamente riconducibili allo psichiatra.
Mito: I tassi di suicidio aumentano in prossimità del Natale e di altre feste che riguardano la collettività. Fatto: I tassi di suicidio non sembrano essere influenzati dalle feste e dal Natale e in dicembre sembrano addirittura essere inferiori ad altri mesi dell’anno.
Mito: Il suicidio è principalmente un atto senza alcun segnale. Fatto: La maggior parte degli individui che pianificano il suicidio indicano più o meno chiaramente la loro intenzione di uccidersi. Spesso comunicano verbalmente ai loro cari il loro intento suicidario, oppure riportano affermazioni del tipo come “Magari fossi morto” o “Ho intenzione di farla finita” oppure segnali meno diretti come “A che serve vivere?”, “Ben presto non dovrai più preoccuparti di me” e “A chi importa se muoio?”
IL SERVIZIO PER LO STUDIO E LA PREVENZIONE U.O.C. di Psichiatria, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea - Cattedra di Psichiatria, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma. Direttore: Prof. Paolo Girardi, Ordinario di Psichiatria. Senior Professor di Psichiatria Roberto Tatarelli. Help line: 06.33777740 attiva dal lunedi al venerdì dalle 9:30 alle 16:30 Gruppi di Psicoeducazione: l’attività si svolge il lunedì dalle 15,00 alle 16,30 Visite ambulatoriali e colloqui di sostegno: ogni martedì dalle 15. È possibile prenotare contattando il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 11:00 alle 12:00 il numero 0633775675. Il Centro è coordinato dal prof. Maurizio Pompili, referente italiano della IASP. Dipartimento di Psichiatria, Ospedale Sant’Andrea - Via di Grottarossa, 1035 - 00189 Roma - tel: 06/33775675 Email: maurizio.pompili@uniroma1.it, prevenireilsuicidio@uniroma1.it www.prevenireilsuicidio.it - vedi anche www.iasp.info.
Per comodità del lettore, abbiamo appena fornito le indicazioni relative al Servizio attivo in Italia. Di notevole spessore riteniamo sia il fatto che il lavoro svolto nell’Ospedale Sant’Andrea è apprezzato. Per la precisione, il Servizio di psichiatria di cui si è detto, “è allo stato attuale uno dei principali poli al mondo di ricerca scientifica nel campo del suicidio”.
Il Servizio offre:
 interventi diretti alla popolazione generale divulgando gli elementi fondamentali per prevenire il suicidio e proponendo una sana e scientifica informazione sul fenomeno del suicidio;
 strumenti di maggiore utilità alla comunità scientifica e per il clinico nella valutazione, predizione e prevenzione del suicidio;
 formazione del personale sanitario in ambiente psichiatrico, presso scuole, centri anziani, forze armate, centri sportivi, medici di base, parrocchie, carceri;
 programmi diretti a coloro che hanno perso una persona cara a causa del suicidio.
Il Servizio si dedica all’attività di ricerca, assistenziale e formativa. Successivamente avviene la presa in carico del paziente secondo modalità individuali e sulla base delle guidelines internazionali condivise dalla comunità scientifica. Per la cronaca, ricordiamo che nei giorni 8 e 9 settembre 2011 nell’Aula Magna Carlo Urbani dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea - Via di Grottarossa, 1035 – Roma si tengono una serie di incontri. E’ prevista, tra l’altro, la partecipazione inedita dell’attrice e scrittrice Maria Evelina Nazzari, figlia del noto divo del cinema, la quale farà interpretare parte del suo romanzo “Corda Tesa”. Tra i relatori interverrà la dottoressa Kathrin Aprile von Hohenstaufen Puoti, oncoematologo, con la relazione dal titolo"Aspetti emozionali della malattia oncologica".
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